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Valentina Milani Consigliere Cdp all’Italian Investment Council by Remind: “Mediterraneo allargato rappresenta spazio fondamentale per il futuro economico dell’Italia e dell’Europa”.

Valentina Milani Consigliere Cdp all’Italian Investment Council by Remind: “Mediterraneo allargato rappresenta spazio fondamentale per il futuro economico dell’Italia e dell’Europa”.

Published On: 3 Marzo 2026

Roma, Febbraio 2026 – Si è svolta a Roma la terza edizione dell’Italian Investment Council 2026 by Remind presso Sala Europa – Ufficio del Parlamento europeo in Italia a Palazzo Generali.

L’incontro, promosso da Remind (Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione), rappresenta una piattaforma di dialogo in cui Istituzioni nazionali, internazionali e locali, insieme a Imprenditori, Manager, Esperti e Professionisti si riuniscono per analizzare le sfide da affrontare e le opportunità da cogliere, con l’obiettivo di promuovere iniziative di crescita e prospettive di sviluppo economico, sostenibile, sociale e culturale per l’Italia.

Tra le buone pratiche dei settori produttivi vi è stato anche il contributo di Valentina Milani Consigliere Cdp: “Ringrazio Paolo Crisafi e Remind per l’invito all’Italian Investment Council. Competitività internazionale e sicurezza degli investimenti sono oggi temi centrali di un’unica agenda. La vera competitività è quella che integra apertura dei mercati e sicurezza, in una strategia coerente di lungo periodo orientata alla tenuta dei sistemi economici e alla crescita. L’apertura dei mercati in assenza di sicurezza si traduce in vulnerabilità del sistema economico. Per oltre trent’anni l’economia globale ha beneficiato di una relativa stabilità geopolitica, progressiva apertura dei mercati e integrazione delle catene del valore. In quel contesto la competitività è stata costruita prevalentemente sull’efficienza economica intesa come riduzione dei costi e massimizzazione delle economie di scala globali. Negli ultimi anni lo scenario è profondamente cambiato. Con l’emergere di tensioni geopolitiche, rivalità strategiche e una crescente competizione tecnologica gli scambi e gli investimenti non si riducono più necessariamente in volume ma si orientano secondo criteri geopolitici. La sicurezza delle forniture, il controllo delle tecnologie critiche e l’affidabilità dei partner con cui si commercia e con cui si condividono scelte d’investimento diventano fattori competitivi a tutti gli effetti. La competitività internazionale non può più essere definita solo come capacità di esportare di più o di attivare investimenti. Serve la capacità di disegnare nuovi rapporti di filiera che garantiscano continuità nei flussi di approvvigionamento e di scambio, di ripensare gli investimenti in modo coerente con le priorità strategiche di lungo periodo fissate dalle politiche industriali e garantire che i flussi di capitale siano valutati anche in base alla compatibilità con i rischi geopolitici assunti dal Paese. L’Italia può fare la differenza in diversi ambiti strategici. Si pensi, ad esempio, all’economia sottomarina, dove transitano i cavi per le comunicazioni e trasferimento dati, le interconnessioni elettriche e le nuove infrastrutture tecnologiche; allo spazio, ambito in cui il nostro Paese possiede competenze industriali di primo livello; e alle tecnologie dual use legate alla difesa, dall’intelligenza artificiale alla sensoristica fino ai droni.  Nonostante le criticità di contesto, negli ultimi anni l’Italia ha dimostrato resilienza, capacità di ripensarsi nelle difficoltà e dinamismo industriale. Tra il 2014 e il 2024 il valore aggiunto è cresciuto del 12,5%, l’export di oltre il 20% e gli investimenti esteri in Italia hanno registrato un significativo incremento. È la dimostrazione che il nostro sistema industriale possiede energie importanti. La sfida ora è adattare questo rinnovato dinamismo al nuovo contesto geopolitico, affrontando tre nodi strutturali. Il primo: la dimensione delle imprese. L’Italia e la seconda manifattura europea, con filiere diversificate e punte di eccellenza, ma resta un sistema molto frammentato. Rafforzare le filiere e creare campioni nazionali ed europei è fondamentale per competere su scala globale. Il secondo: la bassa penetrazione di mercati emergenti ad alto potenziale. Dobbiamo rafforzare la presenza all’estero, nei Paesi del Golfo, India, Mercosur, ASEAN, anche attraverso una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. Il terzo: l’innovazione tecnologica. Gli investimenti in ricerca e sviluppo restano inferiori rispetto ai principali partner internazionali e il collegamento tra imprese, università e centri di ricerca deve essere ulteriormente rafforzato. Da qui derivano almeno 4 priorità operative: attrarre investimenti, mobilitando maggiormente il risparmio privato verso l’economia reale e migliorando l’attrattività degli investimenti esteri; favorire condizioni economiche, finanziare e istituzionali affinché i territori siano in grado di attrarre progetti industriali ad alto impatto; valorizzare il ruolo del Mezzogiorno come hub strategico nel Mediterraneo; sfruttare la cooperazione internazionale come leva di sviluppo per creare partenatiati strutturati capaci di aprire nuovi mercati, rafforzare le filiere e creare opportunità di investimento condivise. In questa prospettiva il Mediterraneo allargato rappresenta uno spazio fondamentale per il futuro economico dell’Italia e dell’Europa”.

 

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