Marcello Presicci Presidente Advisory Board Feduf all’Italian Investment Council by Remind: “Favorire una maggiore inclusione finanziaria è una priorità sociale”.
Marcello Presicci Presidente Advisory Board Feduf all’Italian Investment Council by Remind: “Favorire una maggiore inclusione finanziaria è una priorità sociale”.

Roma, Febbraio 2026 – Si è svolta a Roma la terza edizione dell’Italian Investment Council 2026 by Remind presso Sala Europa – Ufficio del Parlamento europeo in Italia a Palazzo Generali.
L’incontro, promosso da Remind (Associazione delle Buone Pratiche dei Settori Produttivi della Nazione), rappresenta una piattaforma di dialogo in cui Istituzioni nazionali, internazionali e locali, insieme a Imprenditori, Manager, Esperti e Professionisti si riuniscono per analizzare le sfide da affrontare e le opportunità da cogliere, con l’obiettivo di promuovere iniziative di crescita e prospettive di sviluppo economico, sostenibile, sociale e culturale per l’Italia.
Tra le buone pratiche dei settori produttivi vi è stato anche il contributo di Marcello Presicci Presidente Advisory Board Feduf: “Desidero innanzitutto ringraziare Paolo Crisafi per questa iniziativa. In Italia si parla spesso di collaborazione tra pubblico e privato, ma troppo spesso questi richiami rimangono teorici e non si traducono in un dialogo autentico. Oggi, invece, la qualità degli interlocutori e la volontà comune di formulare proposte concrete rendono questo momento un’occasione preziosa.
Intervengo anche come Presidente dell’Advisory Board della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, creata undici anni fa dall’ABI con l’obiettivo di rafforzare le competenze finanziarie degli italiani. Purtroppo il nostro Paese continua a collocarsi nelle ultime posizioni delle classifiche internazionali sull’educazione finanziaria, un limite che non incide solo sui singoli cittadini, ma che si riflette sull’intero sistema economico. Per affrontare questa sfida, negli ultimi anni la Fondazione – oggi presieduta da Stefano Lucchini – ha scelto di ampliare il perimetro del confronto oltre il settore bancario, coinvolgendo grandi aziende pubbliche e private, casse di previdenza e investitori istituzionali. L’obiettivo è costruire un ecosistema maturo, in cui l’educazione finanziaria diventi parte integrante anche dei programmi di welfare aziendale e possa generare un impatto più diffuso e duraturo. La posta in gioco è alta. Oggi circa 1.200 miliardi di euro rimangono fermi sui conti correnti degli italiani: una ricchezza che, se gestita con maggiore consapevolezza, potrebbe sostenere nuovi investimenti, rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie e contribuire in modo significativo alla crescita del Paese. L’educazione finanziaria non riguarda soltanto la gestione del risparmio o degli investimenti, ma anche la capacità di pianificare il proprio futuro, a partire dalla previdenza. Migliorare le competenze economiche significa ampliare la libertà individuale, favorire scelte più consapevoli e contribuire alla riduzione delle disuguaglianze. Persistono, tuttavia, divari importanti nell’accesso agli strumenti finanziari, in particolare per molte donne e in alcune aree specifiche del Paese. Favorire una maggiore inclusione finanziaria è dunque non solo un obiettivo economico, ma anche una priorità sociale. Per questo la Fondazione rimane aperta al contributo di imprese e istituzioni: ogni esperienza, ogni proposta, ogni iniziativa condivisa può contribuire a rafforzare la cultura economica del Paese e a costruire un sistema più consapevole, più solido e più equo”.
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